Tra le patologie più diffuse oggi possiamo senza dubbio citare l’ansia. L’Enciclopedia della Scienza e della Tecnicadella Treccani (2007) ci consegna la seguente definizione:

“L’ansia, nelle sue molteplici sfumature che vanno dalla semplice apprensione, alla paura e al panico, è uno stato affettivo decisamente comune e radicato nella mente umana”.

Si tratta di una reattività così comune e radicata nella nostra natura, dobbiamo allora chiederci cosa spinge un numero così rilevante di pazienti a ricorrere all’ausilio degli ansiolitici in misura tanto massiccia. Ogni giorno, infatti, in farmacia assistiamo ad una continua richiesta di benzodiazepine, consci che di fatto in questo modo si finisce per intervenire in maniera drastica e non priva di effetti collaterali su un meccanismo che dal punto di vista fisiologico-biochimico ha connotati molto precisi, e sui quali vorrei riflettere.

Per prima cosa ricordiamo come si tratti di una risposta ad uno stimolo (ciò che la medicina definisce stimolo è da intendersi, per chi si occupa di medicina funzionale, come STRESSOR) esterno di una rilevanza variabile ma che viene percepito ed elaborato, da ogni soggetto in maniera differente, come una minaccia reale o anche ipotetica e che per questo provoca l’attivazione dell’asse dello stress mediante una secrezione ormonale specifica (FT-3, Noradrenalina, Cortisolo). È attraverso di essi che un organismo sottoposto ad una minaccia (cioè uno stress fisico o mentale) si pone nelle condizioni di poterla fronteggiare ed elaborarla, è a causa loro che l’ansia si può manifestare con un conseguente aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, sonno difficile, stipsi, gastrite, dispesia, tensione muscolare, ecc.ecc.. tutti sintomi legati ad un’iper-attivazione della componente ortosimpatica del sistema neurovegetativo.

Una volta superato lo stress il sistema tende a tornare fisiologicamente in equilibrio passando prima attraverso una duplice fase di recupero (trofico prima e morfologico poi) che gli consente di ripristinare le risorse depauperate nel corso dell’evento. La serie di eventi appena descritti fa parte di quella che potremmo definire l’ansia fisiologica, ma ne esiste anche un’altra caratterizzata da manifestazioni più drammatiche e persistenti che certamente minano la qualità della vita delle persone che ne soffrono.

Possiamo allora distinguere tra l’ansia fisiologica appena descritta e quella patologica, che può arrivare a manifestarsi con un vero e proprio attacco di panico, in cui la percezione di minaccia incombente, e quindi di stress, appare ininterrotta nel tempo. Tutto ciò finisce per tradursi in una condizione di ansia cronica, cioè di stress cronico, con un senso di attesa del danno derivante dalla minaccia stessa già di per se opprimente e ansiogeno.

Se l’approccio allopatico si traduce nella prescrizione di un farmaco che blocca la reattività del sistema allo stress, la M.F. si ripropone di modularne la risposta fornendo anche al sistema biologico quei nutrienti che un quella risultano indispensabili.

In questo senso la Magnesia Phosporica è un cardine dell’intervento funzionale dal momento che risulta fondamentale sotto molti aspetti:

1. Attiva i pattern biochimici per la produzione di energia tramite formazione di ATP che poi si lega stabilmente con il Mg.

2. Regola le contrazioni muscolari contrastando l‘effetto stimolante del calcio.

3. Il glutammato (neurotramettitore eccitatorio) attiva un canale ionico che consente l‘ingresso del Ca e la conseguente depolarizzazione delle sinapsi con recettori NMDA; il Mg risulta antagonista del Ca.

4. A livello urinario favorisce la solubilizzazione dei cristalli di Ca.

5. Se carente: spasmi, tic, ipersensibilità ai rumori, anoressia, depressione.

Al magnesio possiamo associare con grande beneficio per il paziente/cliente anche la seguente associazione fitoterapica:

1.PASSIFLORA: importata in Europa nel XVII sec., entrò presto nelle farmacopee come antispasmodico generale, sedativo del sistema nervoso, ansiolitico quindi.

2. MELISSA: sedativo del SN, spasmolitico, stomachico e carminativo, utile in particolare nelle turbe minori del sonno.

3. AVENA: astenia ed esaurimento fisico, nervosismo.

4. VALERIANA: azione sedativa basata sul sistema dell’ac.gamma-aminobutirrico (GABA) e sui recettori per le benzodiazepine. L’acido valerianico, in particolare, manifesta un’azione spasmolitica e miorilassante oltre ad un effetto sedativo legato all’inibizione del catabolismo del GABA. Presenta effetti positivi sulla coordinazione motoria e sulla concentrazione.

L’ansia cronica spesso sfocia in depressione o sindrome ansioso-depressiva, in questo caso oltre alla MagPhosp, risulta estremamente utile l’associazione tra i seguenti tre fitoterapici:

1. IPERICO: detto anche “erba della felicità” e già conosciuta sin dai tempi dei romani, risulta particolarmente efficace nel periodo comprese tra l’autunno e l’inverno, meno con l’arrivo della primavera.

2. PASSIFLORA: vedi sopra.

3. VALERIANA: vedi sopra.

Il consiglio dei rimedi funzionali indicati in precedenza ci consegna una serie di opportunità anche complementari alla terapia farmacologica in atto in modo da consentire alla persona di non aumentare nel tempo il dosaggio degli ansiolitici e, spesso, poterlo addirittura diminuire.

Il presente articolo non costituisce  in alcun modo un consiglio terapeutico, ne sostituisce il parere del medico. Vuole esclusivamente essere un’informazione di carattere divulgativo.

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