Parlare di diabete, è importante sottolinearlo, significa riferirsi ad una patologia diffusissima in tutto il mondo occidentale, si tratta in ultima analisi di una malattia metabolica caratterizzata da un’alterazione dei livelli di glicemia nel sangue; nella sua forma più comune (il diabete mellito) inoltre, il paziente presenta grandi quantità di zucchero nelle urine.

Ne esistono di due tipi:

Diabete di tipo I: o diabete autoimmune, caratterizzato dalla distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina (Isole di Langerhans).

Diabete di tipo II (forma in assoluto predominante): o diabete familiare non autoimmune, caratterizzato da insulino-resistenza, dalla difficoltà cioè dell’insulina di interagire positivamente con i suoi recettori, impedendo quindi al glucosio di penetrare nelle cellule per poter essere utilizzato come fonte primaria di energia. Riflettiamo su qualche dato ufficiale.

• Negli USA 1/3 un terzo degli adulti dai 20 anni in su è obeso e la stessa tendenza si evidenzia tra i bambini di 2 anni (National Center for Health Statistics, Obesity still on the rise, new data show. The U.S. Department of Health and Human Services News Release, 10 ottobre 2003, Washington D.C., 2002). La correlazione tra obesità e diabete è ormai considerata un dato di fatto dalla scienza ufficiale.

• Tra i 30enni americani il diabete è aumentato del 70% in meno di 10 anni: si preannuncia una catastrofe sanitaria (Mokdad, Ford, Bowman et al., Diabetes trends in the USA: 1990-1998, Diabetes Care, vol 23, 2000, pp. 1278-1283).

• Conseguenze del diabete: cardiopatia ed ictus, cecità, malattie renali, disturbi del sistema nervoso, patologie dentali, amputazione arti (Centers fo Disease Control and Prevention, National Diabetes Fact Sheet: National Estimates and General Information on Diabetes in US, Revised Edition, Center for Disease Control and Prevention, GA, 1998).

•Costo annuale del diabete in USA: 98 miliardi di dollari (American Diabetes Association, Economic consequences of diabetes mellitus in the US in 1997, Diabetes Care, vol. 21, 1998, pp. 296-309).

Da queste poche righe siamo in grado di affermare senza poter essere smentiti che il diabete rappresenta una minaccia per la salute di assoluto impatto sui sistemi sanitari internazionali delle società occidentali, sia in termini di costi da sostenere che di patologie ad esso correlate.

Se da un lato la terapia farmacologica spesso è uno strumento insostituibile quando la patologia è ormai conclamata, dall’altro moltissimo si può e si deve fare per prevenire lo svilupparsi di tale nemico della nostra salute.

Una dieta sana, basata su frutta e verdura fresche (e possibilmente di stagione), quantità limitate di proteine animali, regolare attività fisica, consumo limitatissimo di zuccheri semplici unitamente ad una costante assunzione di carboidrati integrali e fibre, contribuiscono a difenderci dallo svilupparsi di questa vera e propria epidemia.

Ancora più importante, sempre in termini preventivi, è la valutazione su base genetica dell’eventuale maggiore suscettibilità personale nel contrarre tale patologia. Attualmente la scienza è in grado, attraverso l’analisi del nostro DNA, di stabilire quanto il nostro organismo sia predisposto a sviluppare il diabete, consentendoci di utilizzare una strategia preventiva corretta e personalizzata in termini di dieta, esami clinici, e stile di vita. L’essenza stessa della medicina anti-aging: vivere a lungo attraverso un invecchiamento che garantisca un’eccellente qualità della vita, evitando nel contempo di sviluppare le patologie più pericolose.

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